Carissimo Alessandro, so, ahimè, quanto è difficile fare il nostro lavoro. Sto faticosamente cercando di inserirmi e di diffondere la cultura pedagogica. Faticosamente perchè nel posto in cui vivo manca del tutto la cultura ,pur essendoci tanta necessità, inoltre,sono molto giovane e, credo sia ancora più difficile perchè potrei riscuotere poca credibilità. Ciò nonostante, credo tanto, forse troppo, in quello che so e che potrei fare, amo la nostra professione e sto investendo tutto quello che ho e che non ho per riuscire ad esercitarla. La vivo come una missione, il mio aiuto potrebbe essere rivolto alle famiglie che hanno problemi con i loro figli, ma per me al primo posto ci sono loro: i piccoli indifesi giornalmente costretti a subire le nostre ansie, paure e scelerratezze nonchè incoscienze. Quando parlo con i genitori cerco di riportarli all'età dei loro figli, vedo che ancora oggi nonostante si parli di tutela dell'infanzia prevale una visione prevalentemente adultocentricae molti gentiri mi dicono: "sai pensavo mia figlia riuscisse a comprendere quello che stavo passando in quel periodo"!.A mio parere, gli adulti non sanno, non vogliono comprendere i bambini, non riescono a mettersi in relazione con loro perchè non si calano in loro. Una volta un'insegnante di sostegno mi osservava mentre ero con una bambina con disturbi comportamentali, mi disse: tu sei grande, sei forte, è sorprendente vedere il modo in cui parli e ti relazioni alla bambina, sembri avere la sua stessa età!E' quello che faccio giornalmente con i bambini che seguo, sono con loro e riesco in questo modo ad aiutarli, sicuramente ci sarà il momento in cui prendere le distanze e stabilire i ruoli specifici.
Sara